mercoledì 12 ottobre 2011

Equità e altruismo: i primi segni già a 15 mesi

Lo studio sembra retrodatare il primo nucleo di queste qualità, spesso attribuite a età successive
Un senso basilare di equità e altruismo compare nella prima infanzia: già a 15 mesi di età i bambini possono distinguere tra un’equa distribuzione del cibo e una iniqua, una consapevolezza che compare parallelamente alla disponibilità a condividere un proprio gioco. È questo il risultato di uno studio apparso sulla rivista onlinead accesso libero PLoS ONE a firma di un gruppo di ricercatori del Max-Planck-Institut per l’antropologia evoluzionistica e dell’Università di Washington, che sembra retrodatare il primo nucleo di queste qualità, spesso attribuite a età successive.

Precedenti studi hanno mostrato per esempio che i bambini di due anni possono aiutare gli altri, grazie a una forma di altruismo, e che a un’età di 6 o 7 anni possiedono un senso di giustizia. Jessica Sommerville, docente di psicologia dell’Università di Washington ed esperta di sviluppo infantile, ipotizzava che un nucleo di queste qualità e delle capacità che ne sono alla base potesse emergere in una fase precedente.

Nel corso di quest’ultimo esperimento, un bambino di 15 mesi tenuto sulle ginocchia da un genitore guardava due brevi video: nel primo, uno sperimentatore distribuiva cracker a due colleghi, una volta in modo equo e la seconda dandone di più a uno dei due; nel secondo, la stessa duplice scena veniva riprodotta con del latte in luogo dei craker. Il test è poi stato ripetuto con ciascuno dei 47 bambini partecipanti.

Secondo il fenomeno di violazione dell’aspettativa, i piccoli prestano più attenzione a fenomeni che li sorprendono: in questo caso, alcuni passavano più tempo a osservare il video quando le porzioni erano eque, altri quando erano diseguali.

Nella seconda parte dell’esperimento, ciascun bambino poteva scegliere una tra due costruzioni LEGO, da quel momento considerata la preferita dagli studiosi. A quel punto interveniva uno sperimentatore prima non presente, chiedendo di avere un gioco. In risposta, un terzo dei piccoli consegnava il gioco preferito, un terzo il gioco non preferito e l’ultimo terzo si rifiutava di condividerli entrambi, evidentemente  disturbato dalla presenza di un estraneo e dalla sua richiesta.

“I risultati del test di condivisione evidenziano anche nella prima infanzia differenze nel grado di altruismo”, ha concluso la Sommerville. Ma si è evidenziata anche una correlazione significativa: confrontando i due tipi di test, si è riscontrato come il 92 per cento dei bambini che avevano condiviso il gioco preferito passavano più tempo a osservare le porzioni diseguali. Per contro, l’86 per cento dei bambini che avevano condiviso il gioco non preferito dedicavano più attenzione all’equa distribuzione del cibo

domenica 9 ottobre 2011

Coldplay

Shel Silverstein

L’ALBERO ED IL BAMBINO 




C’era una  volta un albero che amava un bambino.
Il bambino veniva a visitarlo tutti i giorni.      

Raccoglieva le sue foglie con le quali intrecciava delle corone per giocare al re della foresta.   Si arrampicava sul suo tronco e dondolava attaccato ai suoi rami.  
Mangiava i suoi frutti e poi, insieme, giocavano a nascondino.
Quando era stanco, il bambino si addormentava all’ombra dell’albero, mentre le fronde gli cantavano la ninna-nanna.
Il bambino amava l’albero con tutto il suo piccolo cuore. L’albero era felice.
Ma il tempo passo’ e il bambino crebbe.
Ora che il bambino era grande, l’albero rimaneva spesso solo. 
Un giorno il bambino venne a vedere l’albero e l’albero gli disse: “Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l’altalena con i miei rami, mangia i miei frutti, gioca alla mia ombra e sii felice”.  
 
Voglio dei soldi
 
“Sono troppo grande per arrampicarmi sugli alberi e per giocare”, disse il bambino.
“Io voglio comprarmi delle cose e divertirmi.  Voglio dei soldi.  Puoi darmi dei soldi?”
“Mi dispiace”, rispose l’albero, “ma io non ho dei soldi. Ho solo foglie e frutti. Prendi i miei frutti, bambino mio, va a venderli in citta’.  Cosi’ avrai dei soldi e sarai felice”.
Allora il bambino si arrampico’ sull’albero, raccolse tutti i frutti e li porto’ via. 
E l’albero fu felice.     
 
Voglio una casa
 
Ma il bambino rimase molto tempo senza ritornare…. E l’albero divenne triste.
Poi un giorno il bambino torno’; l’albero tremo’ di gioia e disse:  
“Avvicinati  bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l’altalena con i miei rami e sii felice”.
“Ho troppo da fare e non ho tempo di arrampicarmi sugli alberi”, rispose il bambino, “Voglio una casa che  mi ripari”, continuo’ “Voglio una moglie e voglio dei bambini, ho dunque bisogno di una casa. Puoi darmi una casa?”.   
“Io non ho una casa”, disse l’albero: “La mia casa e’ il bosco, ma tu puoi tagliare i miei rami e costruirti una casa. Allora sarai felice”.      
Il bambino taglio tutti i rami e li porto’ via per costruirsi una casa. 
E l’albero fu felice.
 
Voglio una barca per fuggire
 
Per molto tempo il bambino non venne.  Quando torno’, l’albero era cosi’ felice che riusciva a mala pena a parlare.   
“Avvicinati, bambino mio”, mormoro’, “vieni a giocare”.   
“Sono troppo vecchio e troppo triste per giocare” disse il bambino. 
“Voglio una barca per fuggire lontano di qui.  Tu puoi darmi una barca?”.
“Taglia il mio tronco e fatti una barca”, disse l’albero: “Cosi’ potrai andartene ed essere felice”.     Allora il bambino taglio’ il tronco e si fece una barca per fuggire.
E l’albero fu felice….ma non del tutto.   
 
Voglio riposare 
  
Molto tempo dopo, il bambino torno’ ancora.    
“Mi dispiace, bambino mio”, disse l’albero “ma non resta piu’ niente da donarti… Non ho piu’ frutti”.    “I miei denti sono troppo deboli per dei frutti”, disse il bambino.    “Non ho piu’ rami”, continuo’ l’albero “non puoi piu’ dondolarti”..
“Sono troppo vecchio per dondolarmi sui rami”, disse il bambino.  “Non ho piu’ tronco”, disse l’albero. “Non puoi piu’ arrampicarti”.    “Sono troppo stanco per arrampicarmi”, disse il bambino.       “Sono desolato”, sospiro’ l’albero.  “Vorrei tanto donarti qualcosa….ma non ho piu’ niente.  Sono solo un  vecchio ceppo.  Mi rincresce tanto….”.  
“Non ho piu’ bisogno di molto, ormai”, disse il bambino.  “Solo un posticino tranquillo per sedermi e riposarmi.  Mi sento molto stanto”.
“Ebbene”, disse l’albero, raddrizzandosi quanto poteva “ebbene, un vecchio ceppo e quel che ci vuole per sedersi e riposarsi.  Avvicinati, bambino mio, siediti, Siediti e riposati”.      
Cosi’  fece il bambino.  
E l’albero fu felice.
 

venerdì 7 ottobre 2011

AMARE VUOL DIRE....

Amare è qualcosa che a parole è indefinibile….
Amare è il verbo più complicato ma anche più desiderato da chi vuole vivere davvero, incondizionatamente, senza pretese, ma per il gusto di dare, lasciando a chi scegliamo.-. un pezzo di noi.



Amare
non è mettere sulla bilancia
quanto amore dai e quanto ne ricevi…


Amare è amare.


Amare
non è aspettarsi di essere amato…


Amare è amare.


Amare
non sara’ mai sprecato
perchè amore genera amore…


Amare senza condizioni
e senza aspettative…


questo è amare.


Pretendere amore è legittimo
esigerlo senza donarsi
appartiene a chi non vuole amare.


Amare
l’amore è facile…


Amare una persona puo’ essere complicato
Amare senza essere ricambiati è doloroso


ma sempre meglio che non amare.


Stare a guardare non è amare.


Aspettare di essere amati non è amore…


…Perchè amare


è Amare…

martedì 4 ottobre 2011

Il proverbio dice:

Donne al volante


… pericolo costante.


Premetto che non è farina del mio sacco quello che leggerete, ma quello che ho trovato sul web ed ho trovato anch'io un tantino esagerato....



Così recita un adagio popolare in merito alla tendenza innata nelle donne a non saper usare un mezzo su ruote o a motore.


Non importa se il carrello della spesa, il passeggino, il TIR, l’auto o l’Apetta 50; le donne non posseggono affatto alcuna abilità alla guida!


Questo è un luogo comune, un’opinione generale e come molte di esse, ha un fondo di verità.


Ma partiamo dall’inizio, ripercorrendo la storia dagli albori della civiltà umana.
L’uomo e la donna entrano in scena sul pianeta terra. La donna manda all’aria i piani del Creatore al primo giorno di vita e l’uomo ne paga le conseguenze. Ricordate? Avrebbe dovuto coltivare la terra con le proprie mani in mezzo a rovi, spine etc.


La prima coppia costruì una piccola capanna proprio fuori il giardino dell’Eden, sopra una collinetta, e arare quel terreno era più faticoso che mai! Cosi “l’uomo” inventò la ruota! Andò di corsa da sua moglie per condividere il magico ausilio e lei, fredda come le lame di Freddy Krueger in Nightmare, da’ una spinta alla ruota facendola rotolare giù dalla collina dritta dritta sulla loro nuova capanna! Da lì in poi, l’uomo capì che donne e ruote devono stare lontane!
La civiltà avanza e si palesa la necessità di creare un mezzo di trasporto. C’erano i cavalli, ma siccome le donne vi si sedevano sopra come su un divano ed a farle salire ci doveva pensare sempre l’uomo, con ernie che schizzavano da tutti i lati, i cavalli rimasero importanti per il trasporto di persone, mezzi e materiale, ma non certo per le donne.
E l’uomo inventò la carrozza. Per un po’ andò più che bene, ma poi … innanzi alle lamentele della donna in merito all’insopportabile odore proveniente dalle natiche dei cavalli, l’uomo si mise giù ad inventare la bicicletta.
Dapprima a due ruote, ma dopo aver visto la sua compagna intenta a frenare con le nocche, ha inventato la “draisina” ma con una ruota in più … un triciclo va’. Un mezzo, guarda un po’, che i nostri piccoli maschi, sanno guidare ancor prima di saper camminare!
Ma anche qui la donna ha trovato una scusa per “invitare” l’uomo ad escogitare un nuovo e più comodo mezzo di trasporto.
Creò la motocicletta! Devo ammettere che in questo caso l’uomo è stato un tanti nello tardo, perché … si, insomma, lei non sapeva stare in equilibrio su una bici figurati su una bici a motore.
Anche qui, infatti, ecco sopraggiungere l’atrocità con cui una donna si appresta ad usare un veicolo.
Ci metteva venti minuti per salire sulla moto, con tanto di cavalletto. Doveva aggiustare la gonna, guardarsi allo specchietto, mimare posture maschili ed infine, con il cavalletto ancora su, spalancare il gas catapultandosi all’indietro e sbattendo ferocemente la nuca sulla fredda strada!
“Non ce n’è!” esclamò l’uomo, e così, costretto di nuovo ad un’altra intuizione, tirò fuori dal cilindro niente di meno che il Sidecar. Una moto, guidata da un uomo, ma che accanto aveva una sorta di bara (preludio forse di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco), dove LEI potesse comodamente sedersi SENZA TOCCARE NIENTE! Ma non tutte le ciambelle riescono col buco, ed ecco a voi la passeggera poggiare avambraccio e mano sinistra sulla marmitta incandescente, lanciando un urlo terrificante e facendo sbandare la nuova invenzione su un chiosco di angurie!
Sembrava proprio di essere in un vicolo cieco ed all’uomo balenò un pensiero in testa: “… sta a vedere che è un segno dal cielo per farmi capire che lei non deve muoversi di casa!”
Scartò il pensiero … peccato!


Arriviamo così all’automobile.


Ma in questo caso, almeno allora, guidarla era prerogativa maschile. Non era una questione di discriminazione, ma di sicurezza Nazionale!
Ma poi, i tempi cambiano, e le case automobilistiche capirono subito che se avessero costruito un auto più piccolina, quindi più facile da parcheggiare, meno complicata, quindi con motori semplicissimi, e più “carina”, avrebbero potuto destinarla anche ad un pubblico femminile che intanto si stava via via emancipando sempre di più!
Quindi in Italia, in una ipotetica famiglia medio borghese, c’era il papà che guidava la “Mirafiori” (per chi non la ricorda, era una macchina molto grande, spaziosa, potente e superaccessoriata della FIAT) e la mamma con la 126!
Ci sarà stata una dannata ragione???


Oggi viviamo nella piena evoluzione di questo ultimo ritrovato pensato e creato dall’uomo per la donna. Chissà se in fondo, tutto questo complesso e faticoso lavoro per regalare alla donna un mezzo idoneo ai suoi spostamenti, non sia stato motivato dall’innato desiderio di vederla andare via lontano per sempre!!! Mah!
Ed eccoci quindi arrivati ai nostri giorni, dove abbiamo piccole auto capaci di parcheggiarsi da sole. Già … il parcheggio, questo sconosciuto!
Se vedete un auto che occupa tre posti, potete scommetterci che è di una donna.


Proprio ieri al supermercato arrivai con la mia auto nel parcheggio e con stupore vidi che c’erano molti posti liberi. Pensavo fosse iper-affollato considerato il giorno prefestivo, ma vista l’ora …
Arriva la solita donna al volante della sua modernissima scatoletta di latta … ma tanto figa, che parcheggia in doppia fila, nonostante i molti posti liberi. Ed io, bastardo che non sono altro, le ho detto: “… va bene che è una donna, ma lo faccia almeno per farci credere che sapete guidare!” Non immaginate nemmeno quante me ne ha dette! E’ stata un’esperienza … come dire … rivitalizzante!


Che poi, potrebbe anche essere che le donne sappiano posteggiare un auto correttamente e dentro le strisce delineate, ma NON LO FANNO MAI!!!!!!!!!
Non ci sono scuse.


Le donne non hanno una visione corretta del traffico, dell’attività motoria, delle regole che ci permettono di circolare in sicurezza e di null’altro in materia di locomozione.


Il rapporto tra la donna e la sua auto è molto diverso da quello di un uomo e la SUA auto.
La donna lava la macchina solo se deve andare a un matrimonio … o meglio, se la fa’ lavare!
I “livelli” per una donna sono aramaico antico. Se non ci fossero i benzinai sarebbero capaci di mettere il gasolio alla loro auto a benzina! Aprono gli sportelli con una foga spaventosa, manco fossero rimaste imprigionate all’interno. Cambiano l’olio all’auto solo quando accendendola vedono trucioli di metallo venir fuori dal cofano.


Insomma … adesso non venite a dirmi che voi siete tutte delle “pilotesse” nate.
Quando guidate, voi donne fate mille altre cose. Vi pettinate, vi rifate il trucco, TELEFONATE, bevete l’acqua che elimina l’acqua, e tanto altro.
Voi donne siete distratte, matte, girovagate nei parcheggi come proiettili impazziti pur sapendo che si deve procedere a passo d’uomo … già! A passo “d’UOMO”! Non di donna, per carità, sai che disastri!


E i carrelli della spesa???
Ma che diavolo vi costa accostarli da una parte? Perché li lasciate sistematicamente in mezzo alla corsia e di lato per giunta???
Quando sono in un parcheggio e vedo una donna che cerca un posto mi si raggela il sangue. Percorrono decine di metri guardando solo da un lato della strada. Dall’altra parte potrebbero arrivare dodici mandrie di elefanti indiani e loro non se ne accorgerebbero nemmeno!


Molte di voi adesso, a sostegno della vostra tesi secondo cui siete molto abili alla guida, sfodererete di sicuro la solita menata che vi vede patentate da 20 anni ma non avete mai fatto un incidente … già, perché sono stati abili gli uomini a schivarvi … sennò!


Dai … ammettetelo, anche se non è il vostro caso, tendenzialmente la donna alla guida di un mezzo è pericolosissima. Lo dicono le statistiche, ci sono ricerche che hanno fatto storia e sulle quali si poggiano le compagnie assicurative di tutto il mondo, ci sono i dati ed un intero mercato globale che tacitamente assegna alla donna l’etichetta di imbranata totale alla guida! Internet è piena di video che attestano la totale incapacità femminile al volante.

lunedì 3 ottobre 2011

La lampada di Aladino




 E’ quella luce nei tuoi occhi a tenermi in equilibrio con il mondo, lampada di Aladino dei miei pensieri.
E’ la curva morbida dei fianchi che s’attardano sulle lunghe gambe a portarmi lontano, oltre l’ultima  Thule, per arrivare fino agli dei.
E’ la tua bocca, fresca di menta e caprifoglio, dalle labbra in smorfia perenne di  infantile sorriso a indurmi in delizia di tentazioni assolutamente immorali.
E’ il tuo ventre teso e liscio come quello di una trapezista a danzare per me quando, perduto nel pozzo del nostro desiderio, cerco la sorgente della vita...e trovo  il sogno arabo dei  tuoi occhi scuri.

Liquidità di forme, un bambino a Venezia




Liquidità di forme, bagliori di riflessi
la Serenissima rivestiva la forma dell’acqua
ad abbracciare chiese e palazzi calli e campielli.
All’osteria dei Cugnai
mio padre e mia madre divoravano granceole
gomito a gomito
con turisti americani chiassosi e colorati.
Io mangiavo risi e bisi odiavo le granceole,
mostri che mi avrebbero dilaniato
lo stomaco.
Fuori le ombre di Venezia si allungavano
rapaci fantasmi sul finire di un giorno
d’estate

Orgoglio e Umiltà


L’orgoglio è il Cancro dell’anima e se non è curato distrugge la vita spirituale come quella naturale. Il cancro comincia da piccole celle infettate per poi invadere tutto il corpo, finché uno muore.
  1. l’infiammazione dell’orgoglio può cominciare da una piccola ferita. Forse qualcuno ci ha offeso, ho abbiamo percepito offesa e qualcosa dentro di noi comincia a dire: "Tu non puoi fare questo a me. Non ci sto, e con ti credi di aver a che fare, non sai chi sono io!!"
  2. O può cominciare da un piccolo fallimento. Non volendo prenderne la responsabilità guardiamo attorno per trovare qualcuno che ovviamente non fa niente di giusto per appioppargli la colpa visto che noi siamo meglio di lui e noi non sbagliamo mai.
  3. Oppure può cominciare con un complimento innocentemente offerto da un fratello e invece di dare la gloria a Dio prendiamo il credito per noi stessi.
  4. Le cellule cancerogene dell’orgoglio cominciano a formarsi, e noi testardamente vogliamo avere tutto al modo nostro e invece di sottometterci al volere di Dio e ai bisogni e desideri dei nostri fratelli e sorelle.
  5. Certe volte l’orgoglio manifesta i suoi veri colori quando ci è richiesto di fare qualcosa che non vogliamo fare perché lo reputiamo "sotto la nostra dignità".
  6. Quando in discussione con qualcun altro, noi concludiamo che la nostra conoscenza è superiore e abbiamo grande gioia nel vincere l’argomento. Mentre è certamente giusto di parlare di quello in cui crediamo, ma l’arroganza che accompagna il "vincere" non è altro che cancro chiamato orgoglio.
  7. Quando non siamo pronti di riconoscere che abbiamo offeso e di cercare perdono, l’orgoglio prende possesso delle nostre anime.
  8. Quando rigettiamo un suggerimento, data la "sorgente", una piccola cellula di cancro comincia a crescere.
  9. Più seriamente quando guardiamo giù a quelli differenti da noi, il cancro dell’orgoglio ha già preso campo dentro di noi.
  10. Forse la più sottile forma di cancro d’orgoglio è quando pensiamo che la nostra esperienza con Dio ci fa meglio degli altri, che non sembrano così benedetti, come se le benedizioni di Dio fossero una ricompensa della nostra bontà. "

L’orgoglio è uno scoglio – Poesia sull’orgoglio


lorgoglio-scoglio

L’orgoglio è uno scoglio

Il finto orgoglio
rende l’uomo infinitamente spoglio.

L’uomo davvero orgoglioso
della vita non sarà mai lo sposo.

Se nel mare vuoi avanzare
dallo scoglio dell’orgoglio
non farti fermare.

L’orgoglio è uno scoglio
travestito da dignità
non credergli non è la verità.



Ridere è la migliore medicina contro il dolore

Ridere è una medicina efficace, al punto da renderci più tolleranti al dolore. Lo sostengono alcuni ricercatori dell’Università di Oxford che hanno condotto un test su un gruppo di volontari ai quali è stato stretto (abbastanza vigorosamente!) un braccio. Tra questi, coloro che assistevano a video esilaranti sono risultati più resistenti al dolore, per circa un 10%.
La spiegazione? Secondo i ricercatori inglesi il merito sarebbe delle endorfine, i neurotrasmettitori che calmano proprio il dolore, generate dal nostro organismo durante l’attività fisica. Come quella praticata dai muscoli addominali durante una fragorosa e prolungata risata, appunto.

domenica 2 ottobre 2011

Fabio Volo - È una vita che ti aspetto


Mi sono seduto nella sala d'attesa. C'era una ragazza che sfogliava senza interesse una rivista. Mi piace stare in una stanza con una donna. Anche quando prendo il treno, se entro in uno scompartimento e ci trovo una donna sono più contento. E se non c'è continuo a cercare finché la trovo. Non è che poi le rivolgo la parola, o ci parlo, o ci provo per forza, anzi, ma mi piace che sia lì. Mi piace la loro compagnia anche se silenziosa e sconosciuta. Le donne sono belle da respirare.



Il silenzio in poesia

I fiori sono parole, le foglie silenzio…
tutto raccolto attorno ad essi
Tagore



Il silenzio, nei rapporti umani… soprattutto d’amore e d’amicizia,
non è un nulla… non è pura assenza…
in quanto ha una sua “voce” che possiamo udire però
solo con il cuore o con la mente…







Ma cosa dice?
Ci dice le cose più varie… ed anche opposte…

Può manifestar amore… complicità…
ma anche disamore… indifferenza… etc etc…
e dunque può aver valenze positive o negative.

Quante volte abbiamo compreso o
siamo stati compresi senza parlare?
Lo stesso Freud, non solo era convinto di questo,
ma pensava anche alla possibilità di dialogare telepaticamente.






Il silenzio è poi necessario nella meditazione,
nel pensiero profondo,
nei momenti più importanti di cerimonie religiose e non,
nella contemplazione della natura etc… etc…

Il tema è molto gettonato e non si contano
i proverbi… i pensieri… le riflessioni… le canzoni…
(una canzone classica napoletana ha per titolo “Silenzio cantatore”).





C'E' IL SILENZIO
~ Romano Battaglia ~

C'è il silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento,
del mare calmo della sera,
di quelli che si amano,
della nostra anima,
poi c'è il silenzio
che chiede soltanto di essere ascoltato.








HO CONOSCIUTO IL SILENZIO
~ Edgar Lee Masters ~

Ho conosciuto il silenzio
delle stelle e del mare,
il silenzio dei boschi prima che
sorga il vento di primavera.
Il silenzio di un grande amore,
il silenzio di una profonda pace dell’anima
Il silenzio tra padre e figlio
e il silenzio dei vecchi carichi di saggezza








ESISTE QUALCOSA DI PIU’ GRANDE
~ K. Gibran ~

Esiste qualcosa di più grande e più puro
rispetto a ciò che la bocca pronuncia.
Il silenzio illumina l’anima,
sussurra ai cuori e li unisce.
Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,
ci fa veleggiare
nel firmamento dello spirito,
ci avvicina la cielo;
ci fa sentire che il corpo
è nulla più che una prigione,
e questo mondo è un luogo d’esilio.










PARLARE SENZA AVER NIENTE DA DIRE
~ Paul Eluard ~

Parlare
senza aver niente
da dire

comunicare
in silenzio
i bisogni
dell'anima

dar voce
alle rughe
del volto
alle ciglia
degli occhi
agli angoli
della bocca

parlare
tenendosi per mano

tacere
tenendosi per mano










SILENTIUM
Fëdor Ivanovic Tjutcev

Taci, appartati e nascondi
I sentimenti ed i sogni tuoi
Lascia che nel profondo dell'animo
essi s'innalzino e tramontino
muti come stelle nella notte,
ammirali e taci.
Potrà mai un cuore esprimersi del tutto?
E un altro, potrà mai capirti?
O comprendere il senso della tua vita?
Un pensiero espresso è già menzogna.
Una sorgente toccata torbida diventa,
allora bevi e taci.
Sappi vivere solo di te stesso.
Nella tua anima c'è un mondo intero
d'arcani e magici pensieri;
li assorda il rumore del mondo esterno,
li acceca la luce del giorno,
ma tu ascolta il loro canto e taci!

RIFLETTERE

Un uomo aveva tre ragazze ma non sapeva quale sposare.
Allora, decise di fare un test, per vedere quale fosse la più adatta a diventare sua moglie.
Prelevò 15.000 euro dalla sua banca, ne diede 5000 à ciascuna dicendole: - Spendili come vuoi.
La prima andò a fare shopping, acquistò vestiti, gioielli, andò dal parrucchiere, dall'estetista etc.
Di ritorno dall'uomo, gli disse: - Ho speso tutti i tuoi soldi per essere più bella per te, per piacerti: Tutto ciò, perché ti amo.
Anche la seconda andò a fare shopping, acquistando vestiti per lei, un lettore CD, una televisione schermo piatto, due paia si scarpe da jogging, delle mazze da golf e dei film porno.
Di ritorno dall'uomo, gli disse: - Ho speso tutti i tuoi soldi per renderti felice, per piacerti. Tutto ciò, perché ti amo.
La terza prese i soldi e li investì in borsa. In tre giorni raddoppiò il proprio investimento, rese i 5000 Euro all'uomo e gli disse: - Ho investito i tuoi soldi ed ho guadagnato i miei. Ora posso fare ciò che voglio col mio danaro. Tutto ciò, perché ti amo.
Allora l'uomo si mise a riflettere, riflettere... riflettere..
riflettere..
riflettere..
riflettere.. (gli uomini riflettono molto...)
riflettere..
riflettere..
riflettere..
riflettere..
riflettere..
riflettere..
riflettere..
riflettere.. (gli uomini riflettono veramente tanto.)
riflettere..
riflettere..
riflettere.. (UFF, E' LUNGA)
riflettere..
riflettere..

E sposò quella che aveva le tette più grosse.
Perché un uomo riflette molto... ma finisce sempre per fare le stesse cazzate.

Blue eyes

FARMACIA TOSCANA



 
 
 
 
 
Una signora entra in una farmacia di Livorno.
Bongiorno signora…icché le serve?
E mi ci vole dell’Aspirina…
Il commesso va nel retro e ritorna con una scatola gigante di Aspirine.
Ocché me ne fò di tutte ‘odeste Aspirine?
Sa, signora da quando il Livorno è in serie A si fà le ose in grande, tanto e lo paga uguale!!!
Ahh vabbè!
Le serve altro?
Mi dia dell’alcole.
Il commesso ritorna con un boccione da 5 litri.
Ovvia che me ne fò di tutto ‘odesto alcoole???
Signora e le ho già detto…il Livorno è in serie A… e si vole fà le ose in grande…tanto e lo paga uguale!!!!
Ahhhh!!!! Vabbé
Gli ci vole qualcos’altro, signora???
No mi ci volevano le supposte…… ma…
… le vò a ppiglià a Pisa!!!